Ahsoka (Disney+) – quando anche una Jedi può sbagliare

Ahsoka (Disney+, 2023) — Recensione
Genere: fantascienza/space opera · Episodi: 8 · Piattaforma: Disney+
Showrunner: Dave Filoni · Cast principale: Rosario Dawson (Ahsoka Tano), Natasha Liu Bordizzo (Sabine Wren), Mary Elizabeth Winstead (Hera Syndulla), Ivanna Sakhno (Shin Hati), Lars Mikkelsen (Grand Admiral Thrawn), David Tennant (voce del droide Huyang)
Di cosa parla
Dopo la caduta dell’Impero Galattico, l’ex Jedi Ahsoka Tano si allea con la sua vecchia allieva Sabine Wren per impedire il ritorno del Grand Ammiraglio Thrawn, intenzionato a riunire i resti dell’Impero contro la giovane Nuova Repubblica. La stagione si chiude con Thrawn di nuovo libero e le due protagoniste bloccate in un’altra galassia — la strada aperta, quindi, per un secondo capitolo già confermato per il 2027.
Quello che ha funzionato
Il pregio più grande è che il finale non è scontato: la serie non chiude tutto con un fiocco, e questo lascia addosso la curiosità di sapere come va avanti la storia. Fa piacere anche vedere al centro della narrazione delle protagoniste femminili — Ahsoka, Sabine, Hera — senza che questo sia un vezzo di facciata, e funziona bene il fatto che la Jedi protagonista non sia dipinta come perfetta: ha dubbi, rimpianti, un rapporto complicato con il proprio passato da allieva di Anakin Skywalker. Proprio il background di Ahsoka Tano, per chi mastica Star Wars, è uno degli elementi più intriganti della serie, ed è probabilmente pensato apposta per gratificare gli appassionati di lunga data.

Sul piano del ritmo, gli episodi sono piuttosto brevi e questo li rende meno faticosi da seguire rispetto ad altri prodotti seriali più dilatati: nonostante l’azione sia parecchia, non manca lo spazio per momenti più emotivi. E poi c’è la “magia” di Star Wars, che difficilmente si perde da un prodotto all’altro: l’atmosfera generale, unita alla colonna sonora, resta uno dei punti di forza del franchise anche qui.
Quello che ha convinto meno
Non tutto torna allo stesso modo. C’è un tic abbastanza tipico delle narrazioni americane che qui si ripresenta: alcuni personaggi disobbediscono agli ordini “per una buona causa” e, puntualmente, hanno ragione loro e la spuntano — un meccanismo che toglie un po’ di tensione perché si intuisce facilmente come andrà a finire. Anche il droide Huyang (doppiato da David Tennant), pur essendo un personaggio storico dell’universo Star Wars, non convince fino in fondo: resta un po’ sullo sfondo senza lasciare il segno che forse ci si aspetterebbe.


I dettagli che restano impressi
Un elemento visivo che colpisce sono i costumi delle Grandi Madri, le streghe Nightsister presenti nella seconda parte di stagione: abiti rossi dall’aspetto fluttuante, quasi in chiffon, morbidi e delicati — una scelta scenografica che si nota (non a caso la produzione ha portato a casa anche un premio dei Costume Designers Guild Awards).

Interessante anche il personaggio di Shin Hati, l’apprendista interpretata da Ivanna Sakhno: non è propriamente una Jedi (è allieva di Baylan Skoll sul lato oscuro, quindi più vicina a una futura Sith/mercenaria della Forza che a una Jedi), ma il personaggio resta uno di quelli che si ricordano — al punto da richiamare alla mente, per tratti del viso, l’attrice Eve Harlow, che nell’ultima stagione (la quinta) di Star Trek: Discovery ha interpretato Malinne “Moll” Ravel, una delle antagoniste della serie. Le due attrici non si sono mai incrociate sullo schermo, ma l’associazione non è affatto casuale.

Sabine Wren, la giovane guerriera mandaloriana addestrata da Ahsoka nelle vie della Forza (pur restando, di fatto, Mandaloriana e non una Jedi a tutti gli effetti), lascia un altro tipo di riflessione: il taglio di capelli netto che il personaggio sfoggia a un certo punto della storia fa venire in mente i sacrifici — anche fisici — che spesso gli attori affrontano per calarsi in un ruolo.

In conclusione
Ahsoka non è un prodotto perfetto — qualche automatismo narrativo di troppo, un droide che non brilla — ma resta una visione piacevole per chi cerca “qualcosa di diverso”: ritmo agile, episodi contenuti, protagoniste femminili ben caratterizzate e quella magia di Star Wars che, musica compresa, non si esaurisce mai del tutto. Con la seconda stagione già in arrivo, la curiosità di scoprire come proseguirà la storia di Ahsoka e Sabine resta alta.
