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Bridgerton 3: la stagione della maturità

Ieri sera ho terminato di guardare la terza stagione di Bridgerton e, lo ammetto, nel finale mi è scesa qualche lacrima agli occhi. Mi è piaciuta davvero tanto e, una volta concluso l’ultimo episodio, mi è rimasta addosso quella sensazione che lasciano solo le storie capaci di toccare qualcosa di profondo.

Ora sono davvero curioso di vedere come proseguiranno le prossime stagioni, perché questa serie, stagione dopo stagione, riesce a raccontare non solo delle bellissime storie d’amore, ma anche il coraggio di affrontare le proprie paure, di abbassare le difese e di mostrarsi per ciò che si è davvero.

Dopo aver raccontato gli amori travolgenti di Daphne e Simon e quello fatto di tensione e orgoglio tra Anthony e Kate, la terza stagione di Bridgerton cambia completamente prospettiva. Al centro della storia troviamo Penelope Featherington e Colin Bridgerton, due personaggi che conosciamo fin dall’inizio della serie e che finalmente trovano il coraggio di guardarsi con occhi diversi.

Se le prime due stagioni parlavano soprattutto di passione, questa parla di identità, di crescita personale e del desiderio di essere amati per ciò che si è veramente.

Ed è forse per questo che è la stagione che mi ha emozionato di più.

Penelope e il coraggio di mostrarsi

Guardando Penelope mi sono immedesimato profondamente nella sua storia.

Per anni vive nascosta, osserva il mondo senza sentirsi davvero parte di esso e custodisce un segreto importante. Solo quando decide di smettere di avere paura riesce finalmente a vivere pienamente la propria vita.

Ovviamente la mia storia è diversa, ma quel percorso mi ha ricordato il mio.

Per circa cinquant’anni ho nascosto la mia passione per il crossdressing. Era una parte di me che esisteva ma che tenevo rigorosamente privata, per paura del giudizio e di non essere accettato.

Negli ultimi anni ho trovato il coraggio di venire allo scoperto. Non è stato semplice, ma è stato liberatorio.

La fantasia, a volte, può fare questo: raccontando una storia ambientata nell’Inghilterra dell’Ottocento riesce a diventare uno stimolo per guardarsi dentro e trovare il coraggio di migliorarsi e di vivere con maggiore autenticità.

Lady Whistledown e il mio blog

C’è un altro aspetto che mi ha colpito molto.

Penelope è Lady Whistledown. Attraverso i suoi scritti riesce finalmente a esprimere la parte più autentica di sé, quella che nella vita quotidiana tiene nascosta.

Naturalmente il suo personaggio ha luci e ombre, ma quel bisogno di trovare una voce mi ha ricordato il rapporto che ho con il mio blog.

Scrivere è diventato il modo con cui riesco a raccontare chi sono davvero.

Avevo iniziato a farlo con Sfida Bipolare, raccontando il mio percorso con il disturbo bipolare. Successivamente ho trovato il coraggio di parlare pubblicamente anche del mio autismo, del masking che per anni mi ha portato a nascondere parti della mia personalità e, infine, del crossdressing.

Il blog è diventato il luogo dove posso esprimere le mie fragilità, le mie vulnerabilità e le mie passioni senza fingere di essere qualcun altro.

Essere uomini e parlare delle proprie fragilità

Una riflessione che questa stagione mi ha lasciato riguarda anche il modo in cui uomini e donne vengono percepiti nella nostra società.

Quando una donna racconta le proprie emozioni e vulnerabilità spesso trova comprensione e sostegno.

Per un uomo, invece, non sempre è così.

Da quando ho smesso di nascondere il mio lato più fragile ho scoperto che l’autenticità non porta soltanto accettazione. Alcune persone si sono avvicinate, altre invece si sono allontanate.

A volte ho avuto la sensazione di ottenere più isolamento che comprensione.

Eppure continuo a raccontarmi, perché credo che vivere senza maschere sia molto più importante che cercare continuamente di piacere agli altri.

L’amore e il desiderio di essere accettati

Ripensando anche alla prima stagione, la storia tra Daphne e Simon mi aveva fatto sognare.

Non tanto per l’eleganza dei balli o per l’atmosfera romantica, quanto perché rappresentava una fantasia che porto dentro da tempo: quella di essere amato da qualcuna che riesca a vedere oltre le mie difficoltà.

Convivo con il disturbo bipolare e ADHD, sono una persona autistica e per molti anni ho nascosto una parte importante della mia identità. Tutto questo mi ha fatto spesso pensare che trovare qualcuno disposto ad amare proprio me fosse più complicato.

Non sempre credo che le persone con fragilità o problemi di salute mentale siano destinate a rimanere sole. Sarebbe una conclusione ingiusta e non sempre vera. Credo però che, nella mia esperienza, sia stato ed è più difficile sentirmi visto e accettato per quello che sono.

A volte ho anche la sensazione che il fatto di essere un uomo giochi un ruolo.

Nella narrativa romantica, e spesso anche nella realtà, una donna viene corteggiata, desiderata, invitata a uscire. Io, invece, mi sono trovato più volte nella situazione opposta: essere percepito prima come un uomo potenzialmente “minaccioso” o semplicemente invisibile, piuttosto che come una persona da conoscere, amare e con cui costruire una relazione.

Forse è proprio questo che mi ha fatto amare così tanto Penelope.

Anche lei desiderava semplicemente essere vista.

Una stagione più matura

Dal punto di vista tecnico Bridgerton continua a essere una delle serie più eleganti degli ultimi anni.

Costumi, scenografie, fotografia e colonna sonora sono ancora una volta di altissimo livello. Forse il ritmo è meno incalzante rispetto alle stagioni precedenti e alcune sottotrame avrebbero potuto essere sviluppate meglio, ma il cuore della stagione funziona.

Non racconta soltanto una storia d’amore.

Racconta cosa significa smettere di vivere per compiacere gli altri e iniziare finalmente a vivere per se stessi.

Anche la storia di Anthony e Kate mi aveva colpito, seppure in modo diverso. Entrambi portano sulle spalle il peso delle aspettative, del dovere e delle ferite del passato. Per gran parte della loro storia cercano di controllare ogni emozione, quasi come se mostrarsi vulnerabili fosse un segno di debolezza.

Mi sono riconosciuto anche in questo. Per molti anni ho cercato di controllare ogni aspetto della mia vita, nascondendo il disturbo bipolare, il mio ADHD, il mio autismo, il crossdressing e tutto ciò che temevo

Il mio giudizio

Per molti questa sarà semplicemente la stagione di Penelope e Colin.

Per me è stata molto di più.

È stata una storia che mi ha ricordato quanto sia difficile togliersi la maschera dopo una vita passata a nascondersi, ma anche quanto possa essere liberatorio farlo.

Mi ha ricordato che tutti desideriamo la stessa cosa: essere amati senza dover fingere di essere diversi da ciò che siamo.

Ed è forse questo il messaggio più bello che Bridgerton mi ha lasciato.

Voto: ★★★★☆ (4,5/5)

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